• Marco Barsanti
  • Vocalist

    La famiglia del divertimento. Il vocalist del TMA Marco Barsanti

    Nasce come giovanissimo PR, sogna una vita dietro una console come dj ma qualcuno gli dà la dritta giusta per scegliere un’altra strada, sempre nel mondo dei locali, sempre nel mondo della notte e del divertimento.

    Lui è Marco Barsanti, 37 anni, vocalist resident e direttore artistico del Music Club Tma a Firenze, una bimba in arrivo dalla compagna e un calendario di appuntamenti in giro per i migliori locali d’Italia.

    Un lavoro “tradizionale” di giorno e poi quella passione che diventa con il tempo uno stile di vita fatto di poche ore di sonno e di tanta forza di volontà. Perché far divertire è una cosa serissima: «Il mondo dei locali mi ha sempre affascinato. Piano piano ho conosciuto tanti dj e abbiamo iniziato a mettere insieme un gruppo di animazione e con gli insegnamenti di tutti sono cresciuto imparando questo lavoro. Io non mi fermo mai, mi piace accettare sempre nuove sfide e ho deciso di andare anche sul versante della direzione artistica e sono felice del percorso che stiamo facendo, tutti insieme».

    Chiacchierando con Marco la parola che ricorre spesso è quella di famiglia. Non solo un gruppo di lavoro ma il piacere di stare insieme in armonia per riuscire a regalare ai frequentatori della notte sempre il massimo del divertimento: «Mi piace chiamarla famiglia, io amo stare con il sorriso, parlo apertamente e mi confronto con tutti. Con loro ci divertiamo e lavoriamo con il massimo della professionalità. Il segreto è stare insieme bene noi perché da soli non si fa nulla, abbiamo bisogno tutti l’uno dell’altro. Io dico sempre che i muri di quel locale mi parlano, è casa mia, ci sto a meraviglia perché si sta bene davvero. Poi sì, è dura lavorare sempre di notte ma in realtà so ritagliarmi il mio tempo e ora con la mia compagna aspettiamo anche una bimba. Mi dicono vedrai come vi farà stare svegli! Ma tanto ci sono abituato».

    Ma come è cambiato nel tempo il mondo dei locali e della vita notturna? «Vedo sempre meno sorrisi e voglia di godersi lo spettacolo. Spesso organizziamo serate con spettacoli, ballerini, dei veri e propri show e la prima cosa che si fa oggi è quella di tirar fuori il telefonino e fare foto o video. Nessuno si gode le cose e mi spiace perché noi magari abbiamo lavorato settimane per curare vestiti e allestimenti. Come accade spesso nei concerti, si cerca più di comunicare all’esterno, alla ricerca dei like, piuttosto che divertirsi con chi si ha accanto».

    Come si fa allora a coinvolgere le persone in un mondo sempre più digitalizzato e con poca voglia di socializzare? «Bisogna inventarsi nuove cose, stupire, fare squadra e creare il giusto ambiente per coinvolgere le persone con qualcosa di stimolante per cui vale la pena uscire e divertirsi. Per fortuna al TMA ci divertiamo davvero. Organizziamo le serate a tema, dedicate a fasce di età diverse, facciamo feste di tutti i tipi, con diversi generi musicali, e respiriamo l’energia giusta. I social non vanno demonizzati perché per noi sono vitali e i canali di informazione sono questi ormai. Dobbiamo usarli per attirare le persone e poi fargli dimenticare il mondo fuori, almeno per un po’, il tempo di divertirsi».

    Ma perché fare il vocalist e non il dj? «Io volevo farlo! Il mio amico Luca mi ha insegnato a mettere i dischi ma dopo avermi visto dietro la console che parlavo, ballavo, saltavo e ci mettevo energia, mi ha detto che avrei fatto meglio il vocalist, gli ho dato retta e oggi sono qui». Descrivici una settimana al TMA: «Intanto si può partire dall’aperitivo, dalle 19:30 e si mangia davvero bene. Per chi desidera si possono fare anche buffet e cene private, senza spendere troppo. La clientela è di tutti i tipi. Il giovedì mettiamo house music, il venerdì un pubblico un po’ più adulto, e il sabato si uniscono tutti. La domenica aperitivo e dopo cena a base di pesce cucinato espresso e musica 70/80/90 con persone più grandi. Abbiamo un mondo di opportunità per accontentare tutte le sere con qualcosa di nuovo per tutto l’inverno, da settembre a maggio».

    Firenze è una città piccola ma estremamente vitale, come si convive con la gente della notte? «Io ho imparato che la gente della notte non ha nazionalità, età, provenienza. Ci sono persone in gamba e altre che non lo sono, questa è l’unica distinzione ma per fortuna non abbiamo mai avuto problemi di sorta perché è un ambiente tranquillissimo. Noi dobbiamo far sì che loro si divertano e facciamo altrettanto. Dico noi perché ci metto dentro tutti coloro che fanno si che tutto riesca nel migliore dei modi, dal gestore Fabio Molner, al capo barman Alessandro Tossi, e con lui Bianca, dal capo sala Alessandro Potzolu a Yari Petrollini il nostro chef, per arrivare a tutte le nostre ragazze che collaborano. Ricordo i dj come Franz Dettori, altro sardo del gruppo, insieme con tutti gli altri Maurizio M, Giacomo Miranda, Marco Nocentini, Adry J, Bertani, Rbo, Carpi, Matyou, Sandro Cicali, e poi tutti coloro che lavorano ognuno con il proprio compito, dalla cucina, alla cassa, al ricevimento e cura degli ospiti. L’importante è non fermarsi mai e avere sempre nuovi obiettivi».     

     

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