• Cocktail fatti ad arte
  • Enogastronomia

    Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo dilettati nell’arte del miscuglio. Giocare a fare il barman fa sentire chiunque come un apprendista stregone alla ricerca della pozione magica perfetta.

    Provare a fare un cocktail, ricreare quella particolare alchimia tra gusto e tasso alcolico che tanto piace, non è semplice come può sembrare.

    Fin dalle prime fasi della sperimentazione si pongono delle scelte: c’è chi decide di dare libero sfogo alla fantasia e chi vorrebbe seguire le ricette dei maestri.
    I fantasisti del cocktail di solito si affidano al proprio gusto personale utilizzando gli ingredienti che si hanno in casa e, di conseguenza provando varianti inconsuete per dare vita a qualcosa di nuovo.

    Così lime, limone e arancia diventano alternative “creative”, il seltz lascia il posto a tonica, gazzosa o semplice acqua frizzante, con buona pace dei puristi dell’arte, e qualsiasi frutto può essere utilizzato per dare colore e sapore a una caipiroska improvvisata.

    Tutti gli ingredienti vengono rigorosamente dosati “a occhio”, capacità innata in pochi, coltivata da alcuni, del tutto sconosciuta ai più. Con questo metodo naif il rischio di insuccesso è alto ma in caso contrario può nascere la magia.

    Peccato che Paganini non ripete: difficile ricreare esattamente l’intruglio tanto piaciuto. Forse anche per questi motivi, molti puristi del cocktail decidono di affidarsi alle ricette migliori, ovvero quelle suggerite da monsieur Google.

    Sembra che così il successo sia garantito, invece no. E la delusione, seppure più rara, è più cocente. A ben guardare anche in questo caso si trova una serie di variazioni sul tema praticamente infinita.

    La cosa è facilmente riscontrabile cercando online i cocktail più famosi come il mojito, per il quale già wikipedia e i siti ufficiali delle associazioni barman presentano ricette leggermente diverse.

    Il purista si trova dunque a dover comprare un armamentario di strumenti appositi (come si fa a misurare esattamente a cosa corrispondano 5 cl o a shakerare senza shaker?) e, soprattutto, a dover compiere una scelta arbitraria tra diverse scuole, tutte accreditate e considerate autorevoli. Il successo è quasi garantito, ma dopo tanti sforzi un insuccesso pesa come un macigno.

    Come in tutte le guerre, in questo scontro tra magia e scienza, non ci sono né vincitori né vinti.

    L’unica via è quella di ricercare un equilibrio tra le forze in gioco, ed è qui che risiede la vera arte del cocktail.

    Tra seguire un corso dedicato, esperienza divertente, e rivolgersi alle soluzioni pronte nel banco del supermercato, soluzione comoda, si può sperimentare con giudizio, ricordando che l’esperienza è la migliore maestra e che l’unico ingrediente segreto di un cocktail è l’atmosfera in cui lo si gusta.

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